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IL FILO CHE MI HA PORTATA FIN QUI

La mia storia comincia dalla materia: il latte, il tempo, i gesti e il sapere caseario custodito dalla mia famiglia dal 1962. È lì che ho imparato che dietro un alimento non esiste soltanto un processo, ma un territorio, una cultura e un modo di prendersi cura delle persone.

Negli anni ho attraversato il mondo dell’accoglienza, della degustazione, dell’olfatto, dell’arte e della ricerca storica. Ambiti apparentemente distanti che mi hanno condotta verso la stessa intuizione: ciò che percepiamo attraverso i sensi può diventare conoscenza, consapevolezza e benessere.

Il filo che mi ha portata fin qui non unisce semplicemente le tappe del mio percorso. Unisce le mie radici a ciò che sono oggi e dà forma alla mia ricerca, al Metodo ANIMOR e a un nuovo modo di vivere e raccontare i luoghi.

Ho imparato a partire dalla materia per cercare ciò che non si vede.

Le radici mi hanno insegnato a osservare

Il caseificio è stato la mia prima scuola. Mi ha insegnato il valore del tempo, dell’ascolto e della precisione. La formazione — Sommelier FISAR, Esperta ONAF, Giudice Sensoriale UNIPI e Capo Panel — mi ha dato strumenti nuovi, senza allontanarmi da quelle radici.

Alla Luiss Business School ho approfondito il Food & Beverage Management. Ma la parte più importante è sempre rimasta l’incontro: accompagnare una persona verso un abbinamento, spiegare un formaggio, scegliere un calice e vedere cambiare il suo modo di percepire.

I luoghi che hanno cambiato il mio sguardo

Cannes e Venezia mi hanno mostrato come il cinema possa trasformare un luogo in racconto e accoglienza. Ho portato i prodotti della mia terra al Festival di Cannes, in occasione del film Non ti muovere, e ho lavorato come sommelier a Villa degli Autori durante il Festival del Cinema di Venezia. Queste occasioni mi hanno insegnato che il cibo, l’arte e il paesaggio parlano la stessa lingua quando qualcuno riesce a collegarli.

La ricerca che non avevo previsto

Merano è stata una svolta. Quella che all’inizio sembrava una curiosità è diventata una ricerca tra Alto Adige, Verona e Toscana. Seguendo tracce, archivi e connessioni sono arrivata a Giambattista d’Este, il Duca Frate, e alla storia che ho raccontato nel mio libro.

Dal Duca Frate al Metodo ANIMOR

Durante questa ricerca ho riconosciuto un filo che attraversava anche la mia storia: la natura osservata e trasformata, l’olfatto come strumento di conoscenza, il cibo come cultura e il benessere come consapevolezza. Da questo incontro è nato il Metodo ANIMOR.

Oggi

Oggi trasformo la ricerca in ospitalità culturale. Cammino, pedalo, osservo e costruisco collegamenti tra borghi, opere d’arte, profumi, formaggi e calici. Non per aggiungere attività a un itinerario, ma per offrire un altro modo di entrare nei luoghi. È così che sono nati Nasi a Passeggio, Borghi Narranti, Le Vie del Latte e Maroviglia – Bici & Tacchi: progetti diversi, uniti dallo stesso filo, rendere visibile ciò che i territori custodiscono.

Quello che cerco

Mi interessa ciò che resta spesso in secondo piano: un odore che riporta a un luogo, un dettaglio in un dipinto, un sapere custodito in un alimento, una storia capace di cambiare il nostro sguardo. È da qui che continuo a partire, perché credo che conoscere e scegliere consapevolmente possa diventare una forma di cura. La cultura genera benessere.
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